In diverse regioni italiane l’utilizzo di camini e stufe a legna o pellet è soggetto a divieti e limitazioni sempre più stringenti, introdotti per contrastare l’inquinamento atmosferico e ridurre le emissioni di polveri sottili.
Negli ultimi anni, soprattutto nelle aree più critiche del Paese, Regioni e Comuni hanno adottato normative severe che prevedono multe per camini e stufe non conformi agli standard ambientali più recenti.
Queste disposizioni incidono in modo diretto anche sulla gestione degli edifici e delle parti comuni in condominio, con riflessi su autorizzazioni, controlli e responsabilità.
Le restrizioni più rilevanti si concentrano nelle regioni del Nord Italia, in particolare:
Lombardia
Piemonte
Veneto
Emilia-Romagna
Tutte queste aree rientrano nel bacino della Pianura Padana, una delle zone europee maggiormente colpite dall’inquinamento invernale, dovuto a traffico, attività industriali e riscaldamento domestico.
Chi utilizza stufe e camini obsoleti, alimentati a legna o biomassa e non adeguati agli attuali standard di efficienza, rischia sanzioni che possono arrivare fino a 5.000 euro, soprattutto nei casi di impianti non dichiarati o altamente inquinanti.
Il divieto riguarda principalmente gli impianti con elevate emissioni inquinanti, classificati nelle fasce più basse secondo il decreto ministeriale n. 186/2017, che suddivide camini e stufe in base all’impatto ambientale:
1 stella: impianti fortemente inquinanti
2 stelle: impianti con emissioni molto elevate
3 stelle: livello medio
4 stelle: basse emissioni
5 stelle: alta efficienza e minimo impatto ambientale
Nei mesi invernali, generalmente da ottobre ad aprile, gli impianti a 1 e 2 stelle sono di fatto vietati in quasi tutti i comuni delle regioni soggette a misure restrittive.
Nel resto d’Italia non esistono divieti generalizzati, fatta eccezione per la Toscana, dove è stato introdotto l’obbligo di registrazione per stufe e camini alimentati a biomasse.
Le norme prevedono l’obbligo di dichiarazione per i caminetti a legna e a biomassa che:
superano i 5 kW di potenza termica
non rispettano i limiti di emissione previsti
In particolare, sono soggetti a limitazioni i camini da una a tre stelle, oltre ai vecchi camini aperti, con differenze applicative che variano da regione a regione. Le multe per chi usa il camino non in regola cambiano in base alla gravità dell’infrazione e al livello di inquinamento dell’aria.
La Lombardia è la regione con la normativa più severa. La legge regionale n. 24/2006 vieta l’uso di impianti a biomassa obsoleti e prevede sanzioni da 500 a 5.000 euro.
La normativa sui camini a legna consente esclusivamente impianti classificati con 4 o 5 stelle, requisito indispensabile anche per chi intende installare una stufa a pellet o realizzare un nuovo camino.
Dal 2018 è inoltre obbligatorio l’utilizzo di pellet di classe A1 per le stufe fino a 35 kW.
Dal 16 ottobre 2024 si applicano regole uniformi anche al comune di Brescia, senza più deroghe, con limiti differenti in base all’altitudine:
sopra i 300 metri: minimo 4 stelle e polveri sottili ≤ 20 mg/Nm³
sotto i 300 metri: minimo 4 stelle, polveri sottili ≤ 15 mg/Nm³ e COT ≤ 35 mg/Nm³
In Emilia-Romagna, le delibere regionali sulla qualità dell’aria vietano l’uso di stufe e camini a una o due stelle nei comuni sotto i 300 metri di altitudine, se l’abitazione dispone di un altro sistema di riscaldamento, come i termosifoni.
Sono esclusi dal divieto i comuni montani, dove le condizioni climatiche sono più rigide.
In Piemonte e Veneto, le normative regionali vietano l’installazione e l’utilizzo di impianti a biomassa:
con potenza inferiore a 35 kW
classificati fino a 3 stelle
Dal 2019, quindi, solo gli impianti a 4 o 5 stelle possono essere regolarmente utilizzati.
Le multe per stufe a pellet non in regola variano in base alla violazione:
da 100 a 500 euro per l’uso durante i periodi di divieto
fino a 5.000 euro per impianti non dichiarati o gravemente inquinanti
I controlli possono essere effettuati dalla Polizia Locale o da enti ambientali come l’ARPA, che possono richiedere il libretto dell’impianto, la documentazione sulla canna fumaria in condominio e le certificazioni di manutenzione.
I casi più gravi riguardano impianti che rappresentano un rischio per la sicurezza pubblica, soprattutto se modificati senza autorizzazione.
Fonte: idealista.it
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