La corretta gestione finanziaria del condominio è un elemento centrale per garantire trasparenza, equilibrio e fiducia tra amministratore e condomini. In questo contesto si inserisce la figura del revisore contabile condominiale, un professionista incaricato di verificare la regolarità della contabilità e dei rendiconti dello stabile.
Attualmente la sua nomina non è obbligatoria, ma una recente proposta di riforma potrebbe rendere il revisore contabile una presenza necessaria nei condomìni di maggiori dimensioni.
Il revisore contabile in condominio svolge un ruolo di controllo e garanzia sulla gestione economica dello stabile. Non redige il rendiconto condominiale – attività che resta di competenza dell’amministratore ai sensi dell’art. 1130 c.c. – ma ne verifica la correttezza e la coerenza.
In particolare, il revisore è chiamato a:
analizzare i pagamenti effettuati, verificando che siano conformi alle delibere assembleari e alla normativa vigente;
controllare la corretta ripartizione delle spese condominiali, sulla base delle tabelle millesimali, del regolamento e della legge;
verificare le quote dei singoli condomini, individuando eventuali errori contabili o situazioni di morosità;
formulare una valutazione complessiva del rendiconto, accompagnata, se necessario, da indicazioni per migliorare la gestione futura.
La sua posizione è per definizione indipendente, a tutela sia dei condomini sia dell’amministratore.
La figura del revisore contabile condominiale è stata introdotta dalla Riforma del Condominio (Legge 220/2012), che ha inserito l’art. 1130-bis c.c.. La norma prevede che l’assemblea possa nominare un revisore per il controllo della contabilità, anche per più annualità.
Ad oggi, tuttavia, non esiste un obbligo di legge. La nomina è rimessa esclusivamente alla volontà assembleare.
Una possibile svolta potrebbe arrivare dalla proposta di riforma n. 2692/2025, attualmente in discussione, che prevede l’obbligatorietà del revisore nei condomìni:
con più di 20 condomini;
oppure con oltre 60 partecipanti complessivi, nei casi previsti dall’art. 1117-bis c.c.
In tali ipotesi, l’incarico avrebbe durata biennale, senza rinnovo automatico.
La nomina del revisore contabile spetta all’assemblea condominiale e può avvenire in qualsiasi momento, anche a gestione in corso.
Ai sensi dell’art. 1136 c.c., è necessaria una maggioranza qualificata composta da:
la maggioranza degli intervenuti in assemblea;
che rappresenti almeno 500 millesimi del valore dell’edificio.
In presenza di fondati dubbi sulla gestione economica, è inoltre possibile che il singolo condomino si rivolga al giudice per ottenere una nomina giudiziale del revisore.
In assenza di requisiti normativi stringenti, la legge non individua in modo tassativo chi possa essere revisore contabile condominiale. Tuttavia, la prassi individua alcune competenze essenziali:
comprovata esperienza in contabilità e bilancio;
conoscenza della normativa condominiale e del Codice Civile;
assoluta indipendenza dall’amministratore e dal condominio;
capacità di redigere relazioni chiare, motivate e comprensibili.
Non esistono percorsi obbligatori, ma è consigliabile acquisire una formazione adeguata, che può includere:
titoli di studio in ambito economico-contabile;
corsi di specializzazione e certificazioni, come quelli basati sulla norma UNI 11777;
aggiornamento professionale continuo, soprattutto in materia di gestione condominiale.
Attualmente non è previsto un albo pubblico dei revisori contabili condominiali, ma è possibile aderire ad associazioni di categoria o registri privati. Anche gli iscritti al Registro dei Revisori Legali del MEF possono svolgere tale attività.
Il costo del revisore contabile condominiale varia in base a diversi fattori: dimensioni dello stabile, complessità della gestione, numero di unità e contesto territoriale.
Indicativamente:
300–500 euro per piccoli condomìni;
1.000–1.500 euro per strutture medie;
oltre 3.000 euro per complessi di grandi dimensioni.
A titolo puramente indicativo, i compensi medi si collocano intorno a:
Milano: 500 – 2.000 euro
Roma: 400 – 1.800 euro
Torino: 400 – 1.600 euro
Bologna: 450 – 1.700 euro
Firenze: 450 – 1.700 euro
Napoli: 350 – 1.500 euro
Lecce: 300 – 1.200 euro
Palermo: 350 – 1.400 euro
Cagliari: 350 – 1.300 euro
Le cifre possono variare sensibilmente in base alle specifiche esigenze del condominio e alla tipologia di controlli richiesti.
Fonte: idealista.it
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