La concessione in locazione di una parte comune del condominio non può essere deliberata liberamente dall’assemblea con una semplice maggioranza, soprattutto quando il bene potrebbe essere utilizzato direttamente da tutti i condomini. È questo il principio ribadito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 14299 del 14 maggio 2026, che torna a fare chiarezza sui limiti dell’uso indiretto delle parti comuni e sul rispetto del principio del pari uso previsto dall’art. 1102 c.c.
La vicenda nasce dall’impugnazione di una delibera assembleare con cui il condominio aveva rinnovato la locazione di una porzione del plateatico fronte spiaggia a favore del titolare di un bar situato al piano terra dell’edificio. L’area veniva utilizzata durante la stagione estiva per posizionare sedie e tavolini.
Un condomino contestava la decisione sostenendo che tale concessione violasse il diritto degli altri partecipanti al condominio di utilizzare il bene comune secondo il principio del pari uso delle parti comuni. Secondo il ricorrente, infatti, la delibera attribuiva di fatto un utilizzo esclusivo dell’area a un solo soggetto.
Il condominio, invece, difendeva la scelta evidenziando che:
Sia il Tribunale sia la Corte d’Appello avevano rigettato l’impugnazione. I giudici avevano ritenuto legittima la delibera perché:
Secondo la Corte territoriale, inoltre, la locazione delle parti comuni non determinava un uso esclusivo del bene, ma semplicemente un utilizzo differente finalizzato a valorizzare economicamente la cosa comune.
La Suprema Corte ha però ribaltato questa interpretazione, chiarendo che la locazione di una parte comune costituisce un vero e proprio uso indiretto della cosa comune.
La Cassazione ha evidenziato che il plateatico, essendo parte del cortile condominiale, era un bene normalmente suscettibile di utilizzo diretto da parte di tutti i condomini. Inoltre, non risultava prevista alcuna forma di utilizzo alternato, né mediante suddivisione degli spazi né attraverso turnazioni temporali.
Per questo motivo, la deliberazione non poteva essere approvata semplicemente a maggioranza.
Secondo i giudici:
La sentenza richiama numerosi precedenti giurisprudenziali consolidati, confermando che la locazione di beni comuni condominiali incide sul diritto reale spettante a ciascun partecipante alla comunione.
La distinzione tra uso diretto e uso indiretto è centrale nella gestione delle parti comuni.
Si verifica quando tutti i condomini possono utilizzare il bene:
Si ha invece quando il bene viene concesso in godimento esclusivo a uno o più soggetti tramite:
In questi casi il diritto degli altri condomini subisce una compressione, motivo per cui la legge e la giurisprudenza richiedono particolari cautele.
La decisione della Cassazione rappresenta un importante richiamo per amministratori e assemblee condominiali.
Prima di approvare la locazione delle parti comuni, occorre verificare attentamente:
Quando l’utilizzo comune è ancora possibile, una delibera approvata soltanto a maggioranza rischia di essere annullata o dichiarata invalida.
La sentenza conferma quindi che il principio del pari uso delle parti comuni rimane uno dei cardini fondamentali della disciplina condominiale e non può essere sacrificato esclusivamente per finalità economiche.
Fonte: condominioweb.com
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